| Liceo Classico Scientifico "Sacra Famiglia" di Torino |
Gruppo di lavoro
Eleonora Arata, Nicole Casazza, Francesca Ferrari, Francesca Penna
(III Sc); Federica Brochiero, Paolo Ivan Fiore, Stefania Ledda, Matteo Segre
(I Cl); Federico Alessandria, Emanuele Ciarnelli, Claudia Recupito, Shibly
Shamsia (IV Sc)
Tutor
prof.ssa Nicoletta Salati
La ricerca
Il laboratorio di storia dell’anno scolastico 2005/2006 si è
focalizzato sul tema “i bambini e il fascismo”. Il gruppo di ricerca
ha compreso ragazzi provenienti dalla terza e dalla quarta liceo scientifico
e dalla prima classico, i quali, quindi, non avevano occasione di approfondire
lo studio del ventennio fascista nelle ore curriculari. Perciò ci si
è proposti di conseguire soprattutto obiettivi didattici di carattere
metodologico, relativi all’organizzazione del percorso d’indagine,
all’esame delle fonti e alla loro classificazione.
Dopo una breve presentazione e contestualizzazione del tema, si è proceduto
ad un momento di riflessione di gruppo; i ragazzi si sono confrontati sull’argomento
liberamente, sulla base delle informazioni desunte anche dalla visione di
filmati, delle loro prenozioni e delle loro aspettative per individuare l’ambito
della ricerca. In questa fase gli studenti hanno percepito di procedere come
osservatori parzialmente ingenui, considerando di dover avanzare con atten-zione
fluttuante, per poter cogliere anche elementi non predefiniti, e non noti,
dell’inchiesta, ma comunque utili a ricostruire un’immagine di
quel passato. Abbiamo lavorato sulla metafora dell’investigatore capace
di porre domande diverse per interrogare le fonti e indurle a mettere in luce
prospettive nuove. Ma ci siamo soprattutto soffermati sull’importanza
della relazione con i testimoni. Le interviste richiedevano, infatti, speciali
competenze: in primo luogo la disponibilità di porsi in ascolto di
persone appartenenti ad un’altra generazione e di non considerare nulla
per scontato; in secondo luogo l’apertura ad accogliere la vasta gamma
di sentimenti che l’indagine su un passato remoto poteva suscitare nel
soggetto intervistato, dalla nostalgia alla rabbia, al dolore, alla paura,
così come le reticenze, le lacune, le lunghe digressioni; infine la
consapevolezza di registrare un passato che in futuro non potrà essere
più direttamente testimoniato. In questa operazione i ragazzi, come
“raccoglitori di memoria”, si sono riappropriati delle loro radici,
riconsegnando ai testimoni e ai loro racconti un orizzonte di senso.
La ricerca è proseguita per piccoli gruppi e ha prodotto la raccolta
di documenti d’archivio, fotografie e testimonianze. Il materiale si
è rivelato alquanto vario: pur essendo ricorrenti i riferimenti al
mondo della scuola, dalle fonti è stato possibile rintracciare informazioni
sulla famiglia, il lavoro, il tempo libero, le relazioni sociali, i valori
condivisi, la religione e su aspetti di cultura materiale come il cibo, l’abbigliamento
e l’igiene. La guerra, poi, talora testimoniata come un incubo terribile,
talora rimossa, irrompe comunque a scompaginare le esistenze e le idee, e
soprattutto a far crollare il consenso al regime.
In una serie di incontri finali il gruppo si è nuovamente confrontato
collegialmente per riflettere sul contenuto delle fonti. Relativamente all’istituzione
scolastica dai documenti d’archivio è emersa con chiarezza l’onnipresenza
del regime e del suo progetto educativo, che non appare invece così
evidente nelle testimonianze. Non è dato sapere se ciò sia attribuibile
a una trasfigurazione postuma dei ricordi, tuttavia, nei loro racconti, i
testimoni alludono ad una presenza del fascismo solo ufficiale, non incombente
e non sentita come cruciale, sia a scuola sia nella vita sociale. Lo scarto
tra vissuto soggettivo e realtà documentata è sembrato ai ragazzi
un dato significativo, che richiede ulteriori riflessioni.
L’infanzia nel ventennio fascista, come si rivela attraverso le fonti,
è militarizzata, omologata, subordinata agli obiettivi del regime;
se è tutelata, non lo è in quanto tale, ma in quanto promessa
per un glorioso avvenire. Nello stesso modo la famiglia, idealizzata come
valore supremo, è in realtà vivaio di futuri soldati da immolare
alla patria. Ma, spesso, è proprio all’interno delle mura domestiche
che si celano le zone d’ombra del regime.
I documenti
testimonianze
fotografie
documenti d'archivio