Le testimonianze
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Le
testimonianze
Negli
anni della seconda guerra mondiale e anche lontano dal fronte, le esistenze
degli individui sono state, profondamente e più che in ogni altro
periodo della recente storia d’ Italia, sottoposte a cambiamenti, rischi,
quotidiani confronti con la sofferenza, con il bisogno, con la paura e la
morte. Sappiamo che ogni racconto sul passato prende forma a partire dal
presente e che in ogni racconto del passato, soprattutto con riferimenti
così drammatici, la memoria si confronta a volte con l’oblio, e cioè
con la tentazione di dimenticare. Spesso inoltre il testimone è reticente
nel raccontare le sofferenze maggiori. Ma quegli anni furono per tanti anche
occasione di nuova consapevolezza e di crescita civile, di acquisizione
di nuovi valori fondati su scelte di democrazia e solidarietà.
Per tutto ciò le testimonianze costituiscono un fonte straordinaria
per risalire alle ragioni delle scelte come anche alla ricostruzione della
quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Questa sezione propone tre differenti tipi di testimonianze: il diario coevo
agli avvenimenti, il racconto redatto dal testimone a pochi mesi di distanza
dagli eventi, il racconto raccolto sotto forma di intervista orale. L’augurio
è che questo progetto possa stimolare la riflessione e la raccolta
di nuove testimonianze favorendo così la trasmissione della memoria
fra le generazioni. Ciò è infatti possibile solo quando chi
è portatore di esperienza è disposto a comunicarla a chi è
pronto ad ascoltare con intelligenza.
La stampa di regime
La “Stampa” e la “Gazzetta del Popolo” sono i due quotidiani
di Torino e provincia negli anni della guerra. Durante il fascismo il
controllo sull’informazione era totale. I giornali erano gli strumenti
di propaganda del regime e come tali devono essere letti e interpretati,
a partire da ciò che enfatizzano o tacciono del tutto
Nella selezione degli articoli proposti sono state privilegiate le pagine
di cronaca, anche se non mancano alcune prime pagine dove leggere i titoli
a più colonne in giornate particolari. Attraverso le notizie locali
infatti è possibile constatare come la guerra abbia inciso sempre
più drammaticamente nei comportamenti, minacciando la sopravvivenza
anche di chi era ben lontano dal fronte. Dopo l’8 settembre 1943, sotto
l’occupazione tedesca, nei giornali, ridotti nel numero di pagine, un
forzato ottimismo sull’andamento della guerra contrasta con i toni sempre
più cupi della cronaca. Mai esplicitamente nominata, la Resistenza
compare quando le azioni dei partigiani provocano vittime, soprattutto
se illustri. Le notizie su eccidi ed esecuzioni sommarie, perpetrati dai
nazifascisti, sono invece sempre ridotte a poche righe e descritte come
azioni di ordine pubblico. Le vittime sono presentate come grassatori,
vigliacchi aggressori, traditori della patria, non meritevoli di pietà
alcuna.
Il 26 aprile 1945 i due quotidiani torinesi cessano le pubblicazioni.
Riprenderanno a uscire solo alcuni mesi dopo, ripudiando i lunghi anni
di asservimento al regime.
Questa
sezione dà accesso a una vasta selezione di documenti che potranno
essere utilizzati nel corso delle ricerche per percorsi tematici o essere
oggetto di approfondimenti specifici. I documenti, di cui si dà
sempre indicazione del luogo di conservazione o della provenienza, sono
divisi per tipo. Possono essere ordinati per percorsi tematici, le parole
chiave, che intendono stimolare la riflessioni sui molteplici aspetti
della vita sociale, politica ma anche materiale di quei tragici anni.
Questa sezione sarà arricchita con i documenti proposti dai partecipanti
al progetto.
I
documenti d'archivio
I documenti d’archivio comprendono manifesti, volantini, fogli
clandestini, ex voto, pagelle di scuola e altro ancora, provenienti da
archivi pubblici e privati.
I manifesti sono fra gli strumenti di propaganda del fascismo e della
Repubblica sociale. Esaltano la guerra e demonizzano il nemico, con esplicite
allusioni razziste nei confronti degli anglo-americani. I partigiani sono
rappresentati come banditi. L’alleato nazista compare invece come simbolo
di sicurezza, forte soldato e buon ospite per i nostri lavoratori reclutati
per il lavoro in Germania.
Le organizzazioni della Resistenza stampano e diffondono volantini, fogli
ciclostilati, e giornali murali. La produzione di questi materiali è
clandestina e anche chi li trasporta mette a rischio la sua stessa vita.
I fogli partigiani non svolgono solo opera di contro informazione; contengono
anche proproste per il futuro, riflettendo un dibattito politico intenso
fra i combattenti antifascisti.
Fra gli altri documenti utili, soprattutto a una ricerca sulla vita quotidiana,
segnaliamo gli avvisi prodotti dalle amministrazioni (norme sull’oscuramento,
la circolazione, il rilascio delle tessere annonarie, ecc.) che scandiscono
le emergenze causate da un conflitto che coinvolge sempre di più
la popolazione civile.
Una particolare rappresentazione della guerra, subita nella sua tragica
quotidianità è testimoniata dagli ex voto, spesso prodotti
alla fine del conflitto o dopo disastrosi bombardamenti, a ringraziamento
della scampato pericolo.
Alcuni documenti recano il timbro dell'archivio di conservazione.
Le
fotografie
La
guerra fotografata in città è quella della mobilitazione,
propagandata dal regime attraverso la stampa: camicie nere inneggianti
alla vittoria, lavoratori negli orti di guerra, ausiliarie che confezionano
pacchi di vestiario per il fronte, militi della protezione antiaerea fieri
delle loro maschere antigas. Vi si contrappone la città ferita
dai bombardamenti, documentata dai vigili del fuoco: case squarciate,
file mute sui luoghi del disastro, sinistrati dallo sguardo atterrito.
Caratteristiche particolari hanno le fotografie sulla Resistenza. La documentazione
di fonte partigiana, condizionata dal rischio che le immagini potessero
cadere con gravissime conseguenze in mano nemica, fu piuttosto limitata
e casuale; l’obiettivo restituisce momenti rituali, come la nascita di
una banda, o una quotidianità lontana dai combattimenti. Più
numerose furono le fotografie scattate nei giorni successivi alla Liberazione,
quando i combattenti esibivano vittoriosi le loro molteplici divise o
potevano onorare pubblicamente i caduti. Molte sono anche le foto in cui
i partigiani, ancora in possesso delle armi, posavano per ricostruire
episodi di cui erano stati protagonisti. Fotografie sulle attività
repressive contro la Resistenza (fucilazioni, impiccagioni, esibizione
dei cadaveri) furono invece scattate dagli stessi tedeschi e dai fascisti
della Rsi: con quelle immagini raccapriccianti, inequivocabile testimonianza
di disprezzo verso l’avversario, si intendeva documentare presso i comandi
l’avvenuta esecuzione delle rappresaglie. Un prezioso giacimento di fonti
fotografiche è conservato negli archivi privati. I partecipanti
al progetto potranno contribuire all’arricchimento di questa sezione anche
attraverso le immagini degli album di famiglia.